Scultura

 

 

Allontanatasi del tutto dalla sperimentazione Espressionista di ambito informale, Daniela Grifoni, in modo motivato, ha trovato un suo suggestivo approdo linguistico mirabile, sia all’occhio che al tatto.

Del percorso dei decenni trascorsi, ha saputo conservare le vibrazioni cromatiche, valori aggiunti disponibili all’immediata percezione visiva dell’osservatore.

La sua innata creatività la guida oggi in una stagione di impegno civile, sul tema portante della lotta contro la violenza sulle donne.

Perfettamente coerente il linguaggio plastico visionario e del tutto inedito, che dà corpo alla sua battaglia.

Questi costrutti sapienti fra pittura e scultura aprono scenari inquietanti, comunque calibrati dal garbo esecutivo delI’autrice.

A differenza delle opere del suo passato percorso estetico, questo ciclo, definibile Avvenimenti nulla ha più da spartire con l’automatismo psichico degli anni ’80—’90, quando Grifoni, indirettamente, pensava a Robert Rauschenberg, e alle sue colate guidate di colore.

Oggi l’artista è nella sua piena maturità. Le sue nuove rivelazioni arcane, esplicite e insieme allusive nel contenuto e nell’impegno, sono sostenute dalla perfetta calibratura e dall’armonia esecutiva che, in verità, è madre e padrona di tutti questi corpi sinuosi.

Nel ruolo predominante, in un gioco superbo tra le parti, la donna non si rivela tanto nella talentuosa bellezza dei colori, ma nelle forme informi che si materializzano in carne viva, sfidando il vuoto e il silenzio

 

Prof. Paolo Levi